Aria salubre e benessere psicofisico: il microclima negli ambienti di lavoro

microclima negli ambienti di lavoro

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Il mio computer mi informa in tempo reale sulla barra inferiore dello schermo che il meteo prevede per oggi una giornata soleggiata, con una media di 26 gradi di temperatura. In automobile ho scelto una ventilazione in modalità eco, a diffusione automatica; in ufficio il termostato conferma le impostazioni di aerazione a 24,5 gradi.

Ecco che prima ancora di cominciare la giornata abbiamo già lavorato per garantirci un certo tipo di comfort, il comfort termico. Abbiamo compiuto dei gesti molto probabilmente automatici, inconsapevoli di quanto possano incidere un sul nostro benessere psicofisico. Eppure il clima riveste un ruolo determinante, a partire dagli ambienti di lavoro.
Pensiamo all’affaticamento dovuto ad alte temperature a cui sono soggetti i lavoratori di fonderie, acciaierie, industrie del vetro e così via o, al contrario, a chi lavora in ambienti molto umidi, come le cartiere, le lavanderie. Le condizioni del clima esterno condizionano le attività lavorative che si devono svolgere all’aperto, come le imprese di costruzioni o agricole. Ma anche gli ambienti chiusi e più confortevoli come gli uffici necessitano di un’attenta progettazione, pianificazione e programmazione della ventilazione, sia essa forzata, naturale o mista.

Si parla in questi casi di microclima, ovvero il complesso dei parametri ambientali (agenti fisici) che condizionano gli scambi termici tra uomo e ambiente. I parametri possono essere il clima esterno, le caratteristiche strutturali dell’edificio, le caratteristiche degli impianti di riscaldamento e condizionamento, il numero e il tipo di attività degli occupanti l’ambiente in esame.

Regolare il microclima aziendale per garantire aria salubre

Oggi parlare di climatizzazione e ventilazione è ancora più importante perché gli impianti di climatizzazione possono essere dei conduttori di virus e batteri. Abbiamo imparato molto sul Covid-19 e su quali comportamenti adottare per proteggerci dal contagio e sappiamo che la pulizia delle superfici è importante quanto mantenere la salubrità dell’aria. Una persona infetta che rilascia le sue “goccioline” nell’aria può contagiare gli altri occupanti attraverso il contatto indiretto, diffuso tramite il sistema di condizionamento o ventilazione.

Lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato diversi rapporti dal 2020 ad oggi, a cui si sono poi unite alcune ordinanze regionali, contenenti disposizioni e raccomandazioni per la gestione dei sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor all’interno di strutture comunitarie non sanitarie e di ambienti domestici.
I documenti analizzano in particolare le tipologie di unità di trattamento dell’aria (ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fancoil, climatizzatori ad espansione diretta o del tipo Split, climatizzatori portatili monoblocco, cappe aspiranti e a ricircolo) e le modalità di contagio aerogeno mediato dagli impianti di climatizzazione e ventilazione, distinguendo la diffusione all’interno della medesima zona da quelle tra aree distinte e le raccomandazioni operative manutentive per la gestione degli impianti.
I fattori da tenere in considerazione sono correlati all’interazione dei getti di alcuni terminali di climatizzazione con l’ambiente e il rischio di trascinamento delle goccioline.
È importante quindi tenere sotto controllo i parametri microclimatici degli impianti di ventilazione, pulire regolarmente i filtri e acquisire informazioni sul tipo di pacco filtrante installato ed eventualmente sostituirlo con uno più efficiente.

Consigli per una buona qualità dell’aria

Ecco alcune azioni e raccomandazioni generali da mettere in atto giornalmente, non solo nelle condizioni di emergenza associate all’epidemia virale da Covid-19, per il mantenimento di una buona qualità dell’aria indoor negli ambienti di lavoro:

  • Garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti (tenendo conto del numero di lavoratori presenti, la tipologia di attività svolta e la durata della permanenza)
  • Durante la ventilazione naturale, preferire apertura dal lato di strade meno trafficate e in orari a minore densità di passaggio
  • Ovunque tecnicamente possibile, eliminare totalmente la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni e mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7 degli impianti di Ventilazione Meccanica Controllata (VCM)
  • Prevedere una procedura di pulizia e sanificazione degli apparecchi terminali locali (fancoil o ventilconvettorI), comprese le prese e le griglie di ventilazione
  • Nel caso di locali senza finestre (es. servizi igienici) mantenere i ventilatori/estrattori in funzione per l’intero orario di lavoro
  • Procedere con regolare pulizia e sanificazione di tutti gli ambienti di lavoro

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