L’approccio psicologico alle nuove percezioni del rischio

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I rischi tradizionali nei luoghi di lavoro stanno cambiando, almeno per una fetta importante di lavoratori che il Covid ha costretto in smart working. Cambia così anche l’approccio alla valutazione e il ruolo degli addetti ai lavori, in primis degli RSPP, a cui viene chiesto sempre più spesso un’attenzione di tipo psicologico accanto alle sue competenze tecniche.
Ma c’è di più, perché 19 mesi di emergenza pandemica hanno spostato l’attenzione sul rischio contagio, portando così ad abbassare quella dedicata agli altri rischi lavorativi.
E il sospirato rientro a una vita post Covid e di rinnovata socialità rischia di portare con sé ripercussioni di stress: siamo ancora capaci di lavorare e di relazionarci in presenza?
Ne parleremo il prossimo 29 settembre al primo appuntamento della nuova edizione del master RSPP, approfondendo le esperienze raccolte attraverso il contatto quotidiano con i clienti.

Lavoro agile: giornata facile?

Secondo le stime dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel post emergenza molte aziende decideranno (o hanno già deciso) di proseguire la politica del lavoro agile, ridisegnando l’organizzazione e gli spazi in funzione di una sempre maggiore flessibilità del lavoro e della sua collocazione geografica. Ma se l’ufficio diventerà una delle opzioni, sarà fondamentale focalizzarsi sui rischi che questa nuova modalità agile porta con sé nei confronti dei lavoratori.
I tre rischi principali sono quelli da tecnostress, da stress lavoro correlato e i rischi psicosociali. Gli elementi da tenere in considerazione sono la gestione del tempo, l’iperconnessione e l’isolamento.


“Quello che consiglio – spiega il dottor Stefano Panconi, psicologo, psicoterapeuta e formatore aziendale – è l’opportunità di formalizzare a livello aziendale una politica propositiva (smart policy) da adottare anche in remoto in base ad un approccio alla comunicazione improntato a principi di coerenza e di moderazione tali da minimizzare (se non scongiurare del tutto) le criticità inter-relazionali più comuni: un approccio non dissimile dalla stesura di un tradizionale “galateo” (web etiquette o net etiquette), in ultima analisi”.

Le prospettive di tornare a lavorare in presenza

Nel compendio dei risvolti psicologici dobbiamo inserire anche le considerazioni che riguarderanno i lavoratori che rientreranno negli uffici dopo 19 mesi di lavoro da remoto. Come reagiranno?
E per coloro i quali invece non si sono mai allontani dal modello tradizionale e hanno continuato ad andare al lavoro? Parliamo ovviamente del settore manifatturiero. Per questa tipologia di lavoratori il quesito è un altro: come possiamo riportare l’attenzione su una corretta percezione di tutti i rischi?
Come operare correttamente nella gestione del disagio psicologico causato dalla pandemia?
Questi due quesiti viaggiano a braccetto e sarà necessario agire su entrambi. Come? Vi aspettiamo il 29 settembre alle ore 11.
Per info e iscrizioni scrivete a mkt@tharsos.it.

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