La quantità di acqua che ogni giorno entra a contatto con la nostra pelle e con il nostro organismo
è enorme: si stima un consumo giornaliero che va dai 220 ai 240 litri a persona.
Acqua che usiamo per cucinare, lavarci e far funzionare elettrodomestici come lavatrici e
lavastoviglie. Se, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 23 febbraio 2023, erano state stabilite novità in
materia di figure responsabili, misure di prevenzione e protezione, obblighi e sanzioni, con il più
recente Decreto 102/2025 subentrano nuove strette sui parametri chimici e fisici, con relative
scadenze.
- Entro il 31 dicembre 2026: i materiali che entrano a contatto con l’acqua (tubazioni e rubinetti) devono essere conformi alla lista dell’Unione Europea
- Entro il 31 dicembre 2036: piena conformità del limite per il piombo, che scende da 10 a 5microgrammi per litro
PFAS e TFA: dobbiamo preoccuparci?
Le PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) sono un gruppo di sostanze note per la loro resistenza al calore, all’olio, all’acqua, alle macchie e al grasso. Sono entrate in uso con l’invenzione del Teflon, nel 1938, e si sono rapidamente diffuse nella produzione di tessuti
impermeabili, prodotti per l’igiene, imballaggi, cosmetici.
Sollevano preoccupazioni per la salute delle persone e dell’ambiente perché sono inquinanti organici persistenti: sono resistenti alla decomposizione e possiedono proprietà tossiche. Nel linguaggio comune sono chiamati, infatti, “forever chemicals”.
Col tempo questi inquinanti sono stati ritrovati nel terreno, nella pioggia, nelle acque potabili e reflue, nella fauna selvatica e nei pesci, finendo inevitabilmente nel corpo umano, dove possono sopravvivere oltre 8 anni. Il TFA, in particolare, ha una struttura chimica che lo rende molto resistente e di facile propagazione.
L’obiettivo del Decreto 102/2025 è far sì che la presenza di queste sostanze nell’acqua resti sempre bassa, cercando di controllarne la diffusione:
- Entro il 12 gennaio 2026: la somma delle concentrazioni degli PFAS non deve superare i 0,10 microgrammi per litro
- Entro il 12 gennaio 2027: la concentrazione dei TFA non deve superare i 10 microgrammi per litro
Un’altra novità operativa è l’obbligo di un piano di autocontrollo della qualità dell’acqua per gli edifici definiti “prioritari”. Scuole, ospedali, strutture sanitarie e ricettive devono garantire il monitoraggio regolare dell’acqua e l’individuazione preventiva di eventuali rischi di contaminazione.
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