La misurazione del fattore umano

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Il campo per approcciare con un metodo sistematico quelle forme di rischio che abbiamo battezzato “i rischi invisibili” è pronto. 

È stato questo il tema del Safety Sensei che si è tenuto lo scorso 27 maggio alla Fiera Ambiente Lavoro a Bologna che ha visto Tharsos illustrare le potenzialità di creare un metodo di misurazione e valutazione, all’interno di una tavola rotonda composta da professionisti illustri del settore HSE che si sono confrontati sulla necessità di guardare in modo nuovo il fattore umano.

Spesso le nostre valutazioni (DVR) considerano un lavoratore astratto, neutro, privo di età e di genere. La realtà del campo, però, ci dice il contrario: un DPI che non calza correttamente, un approccio al rischio condizionato dalla seniority o una procedura che ignora il carico mentale differenziato non sono solo sviste burocratiche, ma pericoli reali.

E sebbene sia dall’uscita del D.Lgs. 81/2008 che il legislatore chiedeva una “visione” più ampia nella valutazione di tutti i rischi basata anche su considerazioni legate alle differenze di genere, età e provenienza, questo tema ha sempre galleggiato un po’ sotto traccia.

Ecco che allora si rende necessario un metodo (o più) di misurazione del fattore umano

Considerare in modo determinante il «fattore umano» significa giungere a un cambio di paradigma.
Al centro della valutazione dei rischi restano gli aspetti strutturali, impiantistici ed organizzativi, ma tutto ciò viene valutato in relazione al soggetto esposto.

Vi sono aspetti tipicamente umani, che ci rendono gli uni diversi dagli altri e che, in alcuni casi, condizionano i nostri rapporti con la comunità lavorativa, con le attività che svolgiamo e con i mezzi che utilizziamo.

Una corretta misurazione dei rischi invisibili consente, attraverso un maggiore approfondimento e una maggiore consapevolezza, di allontanare i near misses dagli eventi infortunistici reali o addirittura annullarli.

Perché non è sufficiente la valutazione dello stress lavoro correlato?

Per molto tempo abbiamo pensato che la valutazione dei fattori umani legati all’indagine sullo Stress Lavoro Correlato fosse sufficiente per rispondere in modo efficace alle indicazioni del D.Lgs. 81/2008.

E se da un lato è vero che la valutazione dello SLC tratta aspetti più legati al fattore umano e fornisce indicazioni interessanti in merito alle criticità da gestire, è anche vero che l’applicazione di queste linee guida imbriglia tali fattori in una serie di considerazioni impossibili da modificare, aggiungere o togliere. Il risultato è una valutazione che poco si adatta all’azienda, alle specifiche osservazioni di ciò che vi accade, alle eventuali segnalazioni e così via.

La proposta di Tharsos

Aggiungiamo una specifica valutazione dei fattori umani. Con la quantificazione del loro peso.

Proprio per renderla il più versatile possibile, abbiamo pensato a due opzioni:

  • Un modello adattabile a tutte le valutazioni dei rischi
  • Un modello considerabile «autoportante»

Il punto cardine, per entrambe le opzioni, sta nella considerazione del fatto che la valutazione del fattore umano possa condizionare diversi altri rischi già valutati in DVR incidendo, per questi, sul fattore P, probabilità. In un modo o nell’altro, lo scopo finale è individuare interventi efficaci da inserire nel piano di miglioramento.

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